La maggior parte degli impianti antifurto domestici suona quando qualcuno è già dentro. Funziona, ma arriva in ritardo: a quel punto la finestra è rotta, la porta è forzata, e quello che si salva dipende da quanto in fretta il ladro si spaventa.
La protezione perimetrale ribalta la cosa. L'allarme scatta quando qualcuno attraversa il confine della proprietà, prima di toccare la casa. Il vantaggio non è solo di qualche secondo: cambia quello che puoi fare. Con il preavviso puoi accendere le luci, far partire una voce registrata, chiamare, e nella grande maggioranza dei casi l'intruso se ne va senza nemmeno provarci.
Come funziona una barriera a raggi
Due colonnine una di fronte all'altra: una emette fasci infrarossi invisibili, l'altra li riceve. Quando un corpo interrompe i fasci, scatta l'allarme. Semplice, ed è proprio la semplicità che la rende affidabile all'aperto, dove i rilevatori volumetrici soffrono.
Il numero di raggi non è un dettaglio di listino. Una barriera a due raggi va bene per larghezze modeste e situazioni pulite. Una a tre o quattro raggi è quello che serve davvero all'esterno, per una ragione precisa: quasi tutte richiedono l'interruzione simultanea di almeno due fasci per dare allarme. Un gatto interrompe un raggio solo, un uccello lo stesso, una foglia che cade anche. Una persona ne interrompe due o tre insieme. È così che si distingue un intruso da un animale, e non con la sensibilità.
I falsi allarmi, e perché fanno più danno del furto
Un impianto perimetrale che suona tre volte a settimana senza motivo finisce spento. Lo abbiamo visto decine di volte: il cliente disattiva la zona "per stanotte" e la riattiva sei mesi dopo, o mai. Un impianto spento non protegge niente, quindi il vero nemico della protezione perimetrale non è il ladro, è il falso allarme.
Le cause sono quasi sempre tre, e tutte e tre si risolvono in fase di montaggio.
La vegetazione. Un ramo che oscilla nel fascio è il primo colpevole. Il fascio va libero per tutta la tratta, con un margine di mezzo metro per lato che tenga conto di quanto quella siepe cresce in una stagione. Se la tratta passa vicino a piante, va accorciata o spostata, non resa meno sensibile.
Il montaggio instabile. Le colonnine devono stare su qualcosa che non si muove: un muretto, un palo cementato, un pilastro. Fissate a una recinzione metallica leggera, il vento le disallinea abbastanza da far perdere l'aggancio, e hai un allarme a ogni burrasca.
La distanza usata al massimo. Una barriera dichiarata per 100 metri all'aperto è affidabile intorno ai 50-60. Il dato di targa è misurato in condizioni ideali; nebbia, pioggia forte e polvere attenuano il segnale. La regola è semplice: usa metà della portata dichiarata, e dormi tranquillo.
Cablate o senza fili
Le barriere cablate vogliono quattro conduttori — due per l'alimentazione e due per il contatto — e sono la scelta giusta se stai costruendo o se hai una canalizzazione. Costano meno, non hanno batterie da cambiare e non si perdono.
Le versioni senza fili si mettono in un pomeriggio su un impianto esistente, comunicano via radio con la centrale e vanno a batteria. Su un giardino già fatto, dove scavare vorrebbe dire rifare il vialetto, sono spesso l'unica strada ragionevole. Il prezzo è la manutenzione: le batterie durano uno o due anni e vanno messe in conto.
Non solo barriere
Il perimetro si protegge anche in altri modi, e spesso conviene mescolarli. I rilevatori esterni a doppia tecnologia coprono un'area invece di una linea, e sono adatti a cortili e patii dove una barriera non avrebbe una tratta pulita. I contatti sui cancelli costano poco e dicono esattamente quando un'apertura è stata usata. L'analisi video sulle telecamere IP disegna linee virtuali via software: utile, ma dipende dalla luce e ha più falsi positivi di una barriera fisica, quindi la useremmo come conferma e non come rilevatore principale.
La combinazione che dà meno problemi è: barriere sui confini lunghi e regolari, rilevatori esterni sugli angoli e sui cortili, contatti sui varchi, e le telecamere che confermano cos'è successo. Così un singolo falso positivo non fa suonare niente, perché serve che due cose diverse concordino.
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