C'è un momento preciso in cui un impianto smette di essere un lavoro da mezza giornata: quando ci si accorge che nel punto dove deve stare la telecamera non c'è una presa. Non è un problema di prodotto, è un problema di cantiere — e si risolve prima di ordinare, non dopo.
Le situazioni sono sempre le stesse tre, e hanno tre risposte diverse per costo e per complessità. Vale la pena saperle distinguere, perché scegliere quella sbagliata significa o spendere dieci volte tanto, o tornare sul posto fra sei mesi.
Primo caso: il cavo di rete c'è già
Se dal quadro parte un cavo di rete, la corrente è già arrivata: viaggia sullo stesso doppino dei dati. Serve solo qualcosa che ce la metta dentro.
L'INJ-POE-30W-V2 fa esattamente questo e costa 18,45 €. Due porte RJ45, una in ingresso dalla rete e una in uscita verso il dispositivo, standard IEEE 802.3af e 802.3at, fino a 30 W, gigabit pieno. Va bene per una bullet, una dome, un access point, un citofono IP. Attenzione a dove lo metti: il contenitore è IP20 e lavora fra -10 e 50 °C, quindi è un apparecchio da quadro o da interno, non da palo.
Quando il dispositivo tira di più — una PTZ con il riscaldatore, un access point esterno, una telecamera con illuminatore — i 30 W non bastano e serve lo standard bt. L'INJ-POE-10G-60W arriva a 60 W e porta 10 Gbps, in un involucro metallico, a 38,05 €. Venti euro in più che evitano la telecamera che si riavvia da sola ogni volta che scatta il riscaldamento — il guasto più difficile da diagnosticare che esista, perché di giorno non si presenta mai.
Secondo caso: la corrente c'è, ma va protetta
Qui il problema non è portare l'alimentazione, è farla sopravvivere. Un impianto che si spegne a ogni sbalzo di rete non è un impianto di sicurezza: è un impianto che funziona nei giorni in cui non serve.
Per un punto singolo il contenitore giusto è un box stagno con guida DIN dentro cui mettere alimentatore, switch e quello che serve. Il BOX-403022-IP65 misura 40x30x22 cm, è in poliestere, ha il filtro di ventilazione e la guida DIN regolabile, e costa 78,40 €. È il modo onesto di chiudere una derivazione a parete senza improvvisare con una scatola da elettricista.
Quando invece il punto lontano deve reggere un impianto intero, conviene un armadio già attrezzato. Il SF-BOX0812V-UPS-IP55 è un armadio in SMC — poliestere rinforzato con fibra di vetro, cioè il materiale che non arrugginisce e non si sfarina al sole — da 600x500x230 mm, IP55, con dentro switch a 8 porte, alimentatore, guida DIN, tre uscite a 12 V DC per un totale di 200 W, vassoio per la fusione della fibra con quattro connettori SC UPC e predisposizione per la batteria tampone da 12 V. Lavora da -20 a 70 °C. Costa 922,32 €.
Il numero che conta lì dentro non è lo switch: è il vassoio per la fibra. Vuol dire che quel box può essere il punto in cui la dorsale ottica finisce e la rete in rame comincia — ed è proprio quello che serve in un capannone, in un parcheggio, in un impianto sportivo, dove il cavo di rete da solo non ce la fa a coprire la distanza.
Terzo caso: la corrente non c'è affatto
Un cancello in campagna, un cantiere, un deposito isolato, un tratto di recinzione lontano dal fabbricato. Qui non si tratta di proteggere l'alimentazione: bisogna produrla.
La soluzione completa è un armadio solare. Il SF-BOX08SOL-BMS-IP55 è un box da 80x60x30 cm, IP55, che dentro ha un regolatore di carica con ingresso fino a 100 V — quindi un pannello da 60 V, oppure due da 30 V in serie — corrente di ricarica fino a 20 A, switch a 8 porte PoE (due da 90 W e sei da 30 W) più due slot SFP, interruttore magnetotermico e scaricatore di sovratensione già montati, e un display da 2,5" che dice cosa sta succedendo senza doverci collegare un portatile. Pesa 22 kg e costa 1.145,98 €. Il pannello e la batteria non sono inclusi: vanno dimensionati sul consumo reale, ed è la parte del lavoro in cui si sbaglia più spesso.
Perché è lì che si sbaglia: si dimensiona il pannello sulla giornata di luglio. Un impianto che in agosto funziona benissimo, a dicembre in Sicilia ha quattro ore di sole utile invece di dieci, e con il cielo coperto anche meno. La regola pratica è dimensionare sul mese peggiore e tenere tre giorni di autonomia in batteria, non uno.
E i dati, come arrivano?
Risolta l'alimentazione resta il collegamento. Se non c'è fibra né rame, si passa dalla rete mobile.
Il SF-ROUTER-4G-UPS-4P costa 83,01 €, ha quattro porte LAN, Wi-Fi 2,4 GHz, LTE CAT 4 fino a 150 Mbps in discesa e 50 in salita, due antenne esterne da 5 dBi, e una batteria da 7,4 V 2000 mAh che gli dà circa sei ore di autonomia propria. Quelle sei ore sono la differenza fra "l'impianto è andato via" e "l'impianto ha avvisato che stava andando via".
Due cose da mettere in conto prima di proporlo. La SIM non è inclusa e va scelta con un piano dati adeguato: una telecamera 4K che registra in cloud brucia decine di gigabyte al mese, mentre un antifurto che manda solo eventi ne consuma meno di uno. E il 4G va verificato sul posto prima di firmare il preventivo, non dopo: due tacche sul telefono all'ingresso non dicono niente su quanto prende dentro un box metallico a due metri da terra.
Il caso a parte: l'antifurto che deve durare mesi
Se il punto isolato non è una telecamera ma una centrale d'allarme, il conto cambia del tutto, perché il consumo è di ordini di grandezza inferiore. La SF-BATT-75V-3200WH è una batteria zinco-aria da 7,5 V e 3200 Wh, con connettore jack, mini-USB e molex e due metri di cavo, compatibile con Hub 2 e Hub 2 Plus. A un consumo di 250 mA tiene circa 1.700 ore, cioè poco più di due mesi. Costa 129,12 €.
È la risposta giusta per un rudere, una seconda casa, un magazzino stagionale: nessun pannello, nessun regolatore, nessuna manutenzione, si cambia la batteria e basta. Non è la risposta per un impianto che deve stare acceso per anni — lì il solare, per quanto più impegnativo da mettere in piedi, costa meno alla lunga.
In due righe
Se c'è il cavo di rete, un iniettore da venti euro risolve. Se c'è la corrente ma è disturbata, un box con guida DIN e una batteria tampone. Se non c'è niente, un armadio solare e un router 4G — e il pannello si dimensiona su dicembre, non su luglio.
La cosa che accomuna tutti e tre i casi è che si decide prima, guardando il posto. Se hai un punto difficile e non sai in quale dei tre casi ricade, scrivici con due foto e la distanza dal quadro: è più veloce che provare.